Il giorno del test:
una fotografia, non una pagella
Apri il programma e leggi: TEST. Improvvisamente non sei più un triatleta amatore. Sei uno studente la mattina della maturità.
“Devo fare più watt.” “Devo togliere secondi.” “Se non miglioro, tutte queste settimane a cosa sono servite?”
Respira. Il cronometro misura una prestazione. Non dà un voto al tuo impegno.
CHE COSA CI DICE DAVVERO UN TEST?
Che sia in piscina, sui pedali o di corsa, un test ci aiuta a capire dove siamo oggi. Può mostrarci anche un
miglioramento, certo. Ma il suo compito non è obbligarci a battere il record ogni volta.
È una fotografia di una capacità specifica, nelle condizioni di quel giorno. Per confrontare bene due fotografie servono condizioni simili: stesso protocollo, strumenti affidabili e preparazione coerente.
Sonno, recupero, alimentazione e ambiente fanno parte del quadro.
STESSO RISULTATO NON SIGNIFICA STESSO ATLETA
Dopo un blocco di lavoro il numero non deve salire per forza. Dipende anche da che cosa abbiamo allenato e dalla fatica che ci portiamo dietro.
Se abbiamo lavorato soprattutto sulla tecnica, sulla continuità o sulla capacità di reggere sforzi lunghi, un test breve può raccontare solo una parte dei cambiamenti.
Esempio: la FTP potrebbe essere simile, mentre riesci a mantenere meglio la potenza dopo diverse ore.
Oppure il tempo sui 1000 metri di nuoto cambia poco, ma la nuotata rimane più ordinata nelle serie lunghe. Sono possibilità da verificare con dati e allenamenti specifici, non premi di consolazione.
Il miglioramento va cercato anche nella capacità che abbiamo scelto di allenare.
Vale anche il contrario: un risultato più basso non va liquidato automaticamente con “è solo stanchezza”.
Lo analizziamo insieme al resto del percorso.
A CHE COSA SERVONO QUESTI NUMERI?
Un test sui 1000 metri a nuoto, una stima della FTP in bici o una valutazione della seconda soglia del lattato (LT2) nella corsa possono offrire riferimenti pratici per impostare e aggiornare ritmi e zone di lavoro.
Non sono misure equivalenti: il tempo sui 1000 metri non misura direttamente una soglia fisiologica, e la FTP stimata non coincide automaticamente con LT2. Per questo conta il protocollo scelto dal coach e come il risultato viene interpretato.
E PER LE GARE MOLTO LUNGHE?
I test classici restano utili anche nell’ultra endurance. Da soli, però, non bastano a stabilire il ritmo gara.
Non esiste una proporzione universale che trasformi una buona prova breve in una prestazione altrettanto buona dopo molte ore.
Conta anche quanto resisti al deterioramento delle tue capacità con il passare del tempo: quella che nella ricerca viene chiamata durabilità. Per scegliere ritmi realistici integriamo i test con lunghi e sedute specifiche, considerando anche alimentazione, condizioni ambientali ed esperienza.
Clark e colleghi, in uno studio su ciclisti, hanno osservato che dopo due ore di esercizio impegnativo la potenza finale di un test massimale di tre minuti, usata per stimare la potenza critica, diminuiva rispetto alla prova da freschi.
Un esempio concreto: il corpo della prima ora non risponde necessariamente come
quello delle ore successive.
COME PRESENTARSI AL PROSSIMO TEST
Segui le indicazioni di preparazione e il protocollo, dai l’impegno richiesto e raccontami anche come hai
dormito e come ti sentivi. Se il test è massimale, l’impegno resta massimo: togliere la pressione del
giudizio non significa farlo a metà.
Non devi consegnarmi il numero che speri di vedere. Devi aiutarmi a capire come
allenarti meglio.
Alla fine riceverai delle zone aggiornate. Nessuna pagella da far firmare ai genitori
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